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      Quel volto non era del tutto sconosciuto a Mario, che credeva di ricordarsi d'averlo intravisto altrove.
      «Che volete, signorina?» chiese.
      La fanciulla rispose, colla sua voce di galeotto ubriaco:
      «Ho una lettera per voi, signor Mario
      Ella chiamava Mario per nome; non poteva esservi dubbio, quindi, che si trattasse proprio di lui. Ma chi era quella ragazza? E come mai sapeva il suo nome?
      Senza aspettare ch'egli le dicesse di venire avanti, ella entrò; entrò risolutamente, guardando con una specie di baldanza che stringeva il cuore l'intera camera e il letto sfatto. I piedi eran nudi e gli ampi buchi della sottana lasciavan scorgere le gambe lunghe e le ginocchia magre: tremava dal freddo.
      Aveva infatti in mano una lettera, che porse a Mario. Questi, nell'aprirla, notò l'enorme ostia che la suggellava ancor umida: il messaggio non poteva venir di lontano. Ecco quanto lesse:
     
      «Mio amabile vicino, giovanotto!
     
      «Ho saputo le vostre bontà per me, che sei mesi fa avete pagato il mio afitto. Vi benedico, giovanotto. Mia filia maggiore vi dirà che siamo sensa un pezzo di pane di due giorni, cuattro persone e la mia consorte amalata. Se il pensiero non minganna, credo dover sperare che il vostro cuore generoso si commoverà a cuesto esposto e vi sottoporrà il desiderio d'essermi propissio, degnandovi a prodigarmi un lieve benefizzio.
      «Sono, cola considerassione distinta chè dovuta ai benefattori dell'umanità
     
      «jondrette»
     
      «P.S. Mia filia aspetterà i vostri ordini, caro signor Mario».
     
      Quella lettera, nel mezzo dell'enigma che teneva occupato Mario dalla sera del giorno precedente, fu come una candela in cantina: tutto fu bruscamente rischiarato.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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