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      Ella afferrò la moneta.
      «Benone!» disse. «C'è il sole!»
      E come se quel sole avesse avuto la proprietà di far fondere nel cervello di lei tutte le valanghe del gergo, continuò:
      «Cinque franchi! roba che luccica! Un monarca! In questa stanza! Meraviglioso! Siete un buon moccioso: vi strizzo il mio cuoricino. Viva gli amici! Due giorni di vino! Carne e pietanza! Si mangerà splendidamente! E che buona acquavite!»
      Rialzò la camicia fin sopra la spalla, fece un profondo saluto a Mario e con un cenno amichevole della mano, si diresse verso la porta, dicendo:
      «Buongiorno, signore. Fa lo stesso: vado a trovare il mio vecchio.»
      Nell'andarsene, scorse sul cassettone un pezzo di pan secco, coperto di muffa e polvere; gli si gettò addosso e lo morse, brontolando: «È buono! È duro! Mi rompe i denti!»
      Poi uscì.
      V • LA SPIA DELLA PROVVIDENZADa cinque anni, Mario era vissuto nella povertà, fra privazioni e nelle peggiori strettezze; ma s'avvide allora di non aver conosciuto la vera miseria. Questa, l'aveva vista, ora, in quella larva che gli era passata sotto gli occhi. Infatti, chi ha visto solo la miseria dell'uomo non ha visto nulla, poiché bisogna vedere quella della donna; sì come chi ha visto solo la miseria della donna non ha visto nulla, poiché bisogna vedere quella del fanciullo.
      Quando l'uomo è nella estrema miseria, è giunto contemporaneamente alla fine degli ultimi mezzi. Disgraziati gli esseri senza difesa che lo circondano! Lavoro, salario, pane, fuoco, coraggio e buona volontà gli vengon meno nello stesso tempo e come la luce del giorno pare si spenga all'esterno, così quella morale si spegne dentro di lui; in quelle ombre, l'uomo incontra la debolezza della donna e del fanciullo e li piega colla violenza all'ignominia.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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