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      «Bisogna schiacciare questi miserabili,» disse.
      Nessuno degli enigmi ch'egli aveva sperato di veder dissipare s'era chiarito; anzi, s'eran forse tutti infittiti. Non sapeva nulla di più sul conto della bella bambina del Lussemburgo e sull'uomo ch'egli chiamava il signor Leblanc, se non che Jondrette li conosceva. Attraverso le parole enigmatiche che erano state dette, intravedeva distintamente una cosa sola: che si stava preparando un agguato, oscuro, ma terribile; che essi correvano entrambi un grande pericolo, lei probabilmente, il padre in modo certo; che bisognava salvarli e sconcertare gli orrendi piani dei Jondrette e rompere la tela di quei ragni.
      Osservò per un momento la Jondrette. Aveva cavato fuori da un canto un vecchio fornello di lamiera e frugava fra i ferrovecchi.
      Scese dal cassettone più adagio che potè, avendo cura di non fare rumore.
      Nel suo sgomento per quello che si stava preparando e nell'orrore di cui i Jondrette l'avevan riempito, provava una specie di gioia all'idea che, forse, gli sarebbe stato possibile rendere un servigio a colei che amava. Ma come fare? Avvertire le persone minacciate? E dove trovarle? Non sapeva il loro indirizzo; riapparse un istante al suo sguardo, s'eran tornate a sprofondare nell'immensa voragine di Parigi. Aspettare Leblanc alla porta, alle sei, nel momento in cui giungesse e prevenirlo del tranello? Ma Jondrette e i suoi sarebbero venuti a spiarlo e, il luogo essendo deserto ed essi più forti di lui, avrebbero trovato il mezzo d'impadronirsi di lui o d'allontanarlo, e colui che Mario voleva salvare sarebbe stato perduto.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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