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      Era suonata la una e l'agguato doveva aver luogo alle sei; Mario aveva quindi cinque ore davanti a sè.
      V'era una sola cosa da fare.
      Mise la giubba passabile, legò un fazzoletto al collo ed uscì, senza far più rumore che se avesse camminato sul muschio a piedi nudi. Del resto, la Jondrette continuava a frugacchiare fra i suoi ferri.
      Una volta fuori di casa, raggiunse via Petit Banquier.
      A metà di quella via, vicino ad un muro bassissimo che si può scavalcare in alcuni punti e che dà in un terreno incolto, mentre camminava lento, preoccupato e la neve smorzava il suono dei suoi passi, ad un tratto sentì delle voci che parlavano vicinissimo a lui. Voltò il capo: la via era deserta, non vi era nessuno, era giorno chiaro, eppure egli sentiva distintamente delle voci.
      Ebbe l'idea di guardare al di sopra del muro che stava costeggiando. Infatti là due uomini, appoggiati al muro e seduti nella neve, parlavano sottovoce fra loro.
      Le due facce gli erano sconosciute, uno era un uomo barbuto in camiciotto, l'altro un uomo ben chiomato, coperto di cenci. Il barbuto portava un berretto alla greca, l'altro era a testa nuda, i capelli imbiancati di neve.
      Mario, sporgendo il capo sopra di essi, potè sentire il chiomato che dava di gomito all'altro e diceva:
      «Con Patron Minette, la faccenda non può fallire.»
      «Lo credi?» chiese il barbuto. L'altro rispose:
      «Sarà una somma di cinquecento palle per ognuno e il peggio che possa capitare son cinque anni, sei, dieci anni al più.»
      L'altro rispose, con qualche esitazione, grattandosi sotto il berretto alla greca:


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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