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      Quel corteo di veicoli era lugubre. Evidentemente il giorno dopo, un'ora dopo, poteva imperversare un acquazzone, seguito da un altro e da un altro ancora, che avrebbero inzuppato quegli abiti a brandelli, e, una volta bagnati, quegli uomini non si sarebbero più asciugati, così come una volta gelati, non si sarebbero più riscaldati; i pantaloni di tela si sarebbero appiccicati loro sulle ossa, l'acqua avrebbe loro riempito gli zoccoli, la catena avrebbe continuato a tenerli per il collo ed i loro piedi a spenzolare. Ed era impossibile non soffrire, vedendo quelle creature umane così legate e passive sotto i freddi nembi autunnali, in balìa della pioggia, della brezza e di tutte le tempeste, come alberi o pietre.
      Le bastonate non risparmiavano neppure i malati, legati e irrigiditi sul settimo carro che parevano buttati lì, come sacchi pieni di miseria.
      Bruscamente, il sole apparve; l'immenso raggio dell'orizzonte scaturì, e parve incendiare tutte quelle teste selvagge. Le lingue si snodarono e una fiammata di sogghigni, bestemmie e canzoni esplose ad un tratto. La grande fascia orizzontale di luce tagliò in due l'intera fila illuminando le teste ed i torsi, lasciando i piedi e le ruote nell'oscurità. I pensieri apparvero sui visi e fu un momento spaventoso: eran demonî visibili senza maschera, anime feroci messe a nudo. Rischiarata, quella turba fu tenebra. Taluni, si mettevano, ridendo, in bocca cannule di penna d'oca, da cui soffiavano schifosi insetti sulla folla, di preferenza sulle donne.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886