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      Montparnasse a caccia, in un'ora simile e in un simile luogo, era una cosa pericolosa; e Gavroche sentiva le sue viscere di birichino muoversi a compassione del vecchio. Ma che fare? Portar la propria debolezza al soccorso di un'altra? Era cosa da ridere per Montparnasse, e Gavroche non si dissimulava che per quel temibile bandito diciottenne, il vecchio, prima, e il fanciullo, poi, sarebbero stati due bocconi.
      Mentre Gavroche stava deliberando, l'assalto ebbe luogo, brusco e orrendo: assalto di tigre all'onagro, di ragno alla mosca. Montparnasse, ad un tratto buttò via la rosa, balzò sul vecchio, l'agguantò per il collo, lo strinse e vi s'aggrappò: e un momento dopo, uno di questi uomini era sotto l'altro, accasciato e rantolante, dibattendosi, con un ginocchio di marmo sul petto. Solo, non era affatto accaduto quello che Gavroche s'aspettava, colui ch'era a terra era Montparnasse, e chi gli stava sopra era il buon vecchio.
      Tutto ciò accadeva a pochi passi da Gavroche.
      Il vecchio aveva ricevuto l'urto e l'aveva respinto, tanto terribilmente respinto, che in un batter d'occhio assalitore e assalito avevano invertito le parti.
      «Che gagliardo invalido!» pensò Gavroche, che non potè trattenersi dal batter le mani. Ma fu un batter di mani buttato via, perché non giunse ai due combattenti, assorti e resi sordi l'uno dall'altro, che confondevano i loro respiri nella lotta.
      Si fece silenzio e Montparnasse cessò di dibattersi. Gavroche tenne questo monologo: «Che sia morto?».
      Il buon vecchio non aveva profferito parola, né gettato un grido.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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