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      Quell'uomo fu raggiunto da un secondo, che camminava colla stessa precauzione, poi da un terzo e da un quarto. Quando quegli uomini furono riuniti, uno di essi alzò il saliscendi della porta e tutt'e quattro entrarono nel recinto in cui c'è la baracca; si trovavan così per l'appunto sotto Thénardier. Quegli uomini avevano evidentemente scelto quello spiazzo per poter discorrere senza esser visti dai passanti né dalla sentinella che veglia alla porticina della Force, a pochi passi di là. Bisogna dire, inoltre, che la pioggia teneva bloccata nella sua garitta quella sentinella. Thénardier, non potendo distinguere i loro volti, stette in ascolto delle loro parole colla disperata attenzione d'un infelice che si senta perduto; e vide passare davanti agli occhi qualche cosa che rassomigliava alla speranza, sentendo che quegli uomini parlavano in gergo.
      Il primo diceva, a bassa voce, ma distintamente:
      «Battiamocela. Che stiamo facendo, qui?»
      E il secondo rispose:
      «Piove in modo da spegnere il fuoco del diavolo. E poi gli angeli custodi stanno per passare ed abbiamo vicino un soldato che fa la sentinella; ci faremo impacchettare tutti, qui.»
      Quei due qui, il primo pronunciato nel gergo delle barriere e il secondo nel gergo del Tempio, furono per Thénardier un raggio di luce; al primo riconobbe Brujon, vagabondo delle barriere, e al secondo Babet che, fra molti suoi mestieri, era stato anche rigattiere al Tempio.
      L'antico gergo del gran secolo non si parla più se non al Tempio; ed anzi, Babet era il solo che lo parlasse con purezza.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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