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      Domande e risposte s'intrecciavan, nel dialogo, cadendo sempre di comune accordo sull'amore, come i fiori dei sambuco si chiudono insieme.
      Tutta la persona di Cosette era semplicità, ingenuità e trasparenza, bianchezza, candore e raggio. Si sarebbe potuto dire di lei che s'era fatta luminosa. A chi la vedeva, dava la sensazione dell'aprile e dell'alba; v'era la rugiada nei suoi occhi. Era una condensazione di luce mattutina in forma di donna.
      Naturale che Mario, adorandola, l'ammirasse; ma la verità è che quella piccola collegiale, appena uscita dal convento, discorreva con una penetrazione squisita e diceva di tanto in tanto verità delicate. Il suo chiacchierìo era conversazione; non si sbagliava su nulla e vedeva giusto. La donna sente e parla col tenero istinto del cuore, ch'è infallibile. Nessuno sa dire meglio d'una donna, cose dolci e profonde: dolcezza e profondità, ecco la donna. Ed ecco il cielo.
      In quella completa felicità, tutto faceva loro venire le lagrime agli occhi; una cocciniglia schiacciata, una penna caduta da un nido, un ramo di biancospino schiantato li impietosiva, e la loro estasi, dolcemente immersa nella malinconia, pareva non chiedesse di meglio che di piangere. Il supremo sintomo dell'amore è un intenerimento talvolta ineffabile.
      E, malgrado questo, poiché tutte codeste contraddizioni sono i giochi di luce dell'amore, essi ridevan volentieri, con libertà incantevole e così familiarmente, che avevan l'aria, talvolta, di due fanciulli. Pure, all'insaputa dei cuori ebbri di castità, la natura indimenticabile è sempre presente; e, malgrado l'innocenza delle anime, nei colloquî più pudichi si sente l'adorabile e misteriosa sfumatura che separa una coppia d'innamorati da un paio d'amici.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Cosette Mario