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      Eppoi, dondolarsi come un capitan Fracassa e far la vita come una femminuccia, avere il busto sotto la corazza, è ridicolo due volte; quando si è per davvero un uomo, ci si tiene ad ugual distanza dalle fanfaronate e dalle sdolcinature. Né spaccone né zerbinotto. Tientelo per te, il tuo Teodulo
      La figlia ebbe un bel dirgli: «Eppure, è vostro pronipote.» Così Gillenormand, ch'era nonno fino alla punta delle unghie, non fu affatto prozio.
      In fondo, siccome aveva spirito e sapeva confrontare, Teodulo aveva servito soltanto a fargli rimpiangere Mario.
      Una sera (era il 4 giugno, il che non impediva che papà Gillenormand avesse fatto accendere un bellissimo fuoco nel camino), egli aveva dato commiato alla figlia, che stava cucendo nella stanza vicina. Era solo nella camera decorata di soggetti pastorali, coi piedi sugli alari, mezzo ravvolto nel suo grande paravento del Coromandel a nove fogli, coi gomiti appoggiati sulla tavola, sopra la quale ardevano due candele sotto un paralume verde, sprofondato nella poltrona a fiorami e con un libro in mano, che però non leggeva. Vestito, secondo la sua moda, da incredibile, rassomigliava ad un antico ritratto di Garat; quel costume, in strada, l'avrebbe fatto seguire dai ragazzi, ma sua figlia lo ricopriva sempre, quando usciva, con una specie di cappa da vescovo che velava il suo vestiario. In casa, all'infuori di quando s'alzava o si coricava, non portava mai la veste da camera: Fa vecchio, diceva.
      Papà Gillenormand stava pensando a Mario, con affettuosa amarezza; e, come al solito, l'amarezza predominava sull'affetto.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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