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      Un poco oltre, vedendo passare un gruppo di persone ben vestite, che gli parvero possidenti, alzò le spalle e sputò a caso davanti a sé questo sorso di bile filosofica:
      «Come sono grassi, questi benestanti! Si rimpinzano, gavazzano nei buoni pranzi. Chiedete loro cosa facciano del loro denaro; non ne sanno niente. Lo mangiano, to'! Se lo porta via tutto il ventre.»
      II • GAVROCHE IN CAMMINOL'agitare una pistola senza cane impugnata in piena via è una tale funzione pubblica, che Gavroche sentiva crescersi fervore ad ogni passo. Gridava, fra un brano e l'altro della Marsigliese:
      «Tutto va bene. Soffro molto alla zampa sinistra, per il reumatismo; ma sono contento, cittadini. Stiano bene attenti i borghesi, perché sternuterò loro in faccia qualche strofa sovversiva. Che cosa sono le spie? Sono cani. Perbacco! Non manchiamo di rispetto ai cani; tanto più, che vorrei averne uno alla mia pistola. Vengo dal viale, amici miei; la cosa si scalda, comincia a bollire e a cuocersi adagino: è tempo di schiumare la pentola. Avanti, uomini! Un sangue impuro inonda i solchi! Io do la mia vita per la patria e non rivedrò più la mia concubina, n-i-n-ì, sì, sì, Ninì. Ma è lo stesso; viva l'allegria! Battiamoci, perdio! Ne ho abbastanza del dispotismo!»
      In quel momento, siccome il cavallo d'una guardia nazionale lanciere era caduto a terra, Gavroche posò sul lastrico la pistola, rialzò l'uomo e l'aiutò a rialzare il cavallo: dopo di che raccolse la pistola e continuò la sua strada.
      In via Thorigny tutto era pace e silenzio.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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