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      Poiché gli eran note le abitudini pacifiche e più che timide dei vecchio fabbriciere bibliofilo e s'era stupito di vederlo in mezzo a quel tumulto, a due passi dalle cariche di cavalleria, quasi in mezzo ad una fucileria, a testa nuda sotto la pioggia, passeggiando in mezzo alle palle di fucile, gli si era avvicinato, e il rivoltoso venticinquenne e l'ottuagenario avevano scambiato queste frasi:
      «Tornate a casa, signor Mabeuf
      «Perché?»
      «Ci sarà presto del chiasso.»
      «Bene.»
      «Ci saranno sciabolate e fucilate, signor Mabeuf
      «Bene.»
      «E cannonate.»
      «Bene. E dove andate, voialtri?»
      «Andiamo a scaraventare a gambe all'aria il governo.»
      «Bene.»
      E s'era messo a seguirli; da quel momento, non aveva più detto una parola. Il suo passo era improvvisamente divenuto fermo e, quando alcuni operai gli avevano offerto il braccio, aveva rifiutato con un cenno del capo. Camminava quasi nella prima fila della colonna, avendo contemporaneamente il passo d'un uomo che marci e il volto d'un uomo che dorma.
      «Che buon vecchio arrabbiato!» mormoravano gli studenti. Correva voce nel gruppo che egli fosse un vecchio convenzionale, un vecchio regicida.
      L'assembramento aveva preso per via Verrerie. Il piccolo Gavroche marciava innanzi, con quel canto a gola spiegata che faceva di lui una specie di clarino; cantava:
     
      Ecco già apparir la luna,
      Quando andremo, dunque, al bosco?
      Carlottino chiedeva a Carlottina.
     
      Tou, tou, tou,
      Per Chatou.
      Ho solo un Dio, un quattrino, uno stivale e un re.
     
      Per aver bevuto all'albaLa rugiada sopra il timo,


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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