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      Ecco per quale destino ero nato. Sì: ho detto turco e non mi disdico. Non capisco perché di solito si prenda il turco in mala parte. In Macone c'è qualcosa di buono; rispettiamo l'autore dei serragli d'urì e dei paradisi d'odalische! Non insultiamo il maomettismo, la sola religione che s'adorni d'un pollaio! Dopo di che, insisto per bere. La terra è una gran sciocchezza. E pare che stiano per battersi, codesti sciocchi, per farsi rompere il muso o per massacrarsi, in piena estate, nel mese di pratile, quando potrebbero andarsene, con una bella creatura sotto braccio, a respirare nei campi l'immensa tazza di tè dei fieni falciati! In verità, si fanno troppe sciocchezze. Una vecchia lampada rotta, che ho visto proprio ora da un rigattiere, mi suggerisce una riflessione: sarebbe tempo d'illuminare il genere umano. Proprio: rieccomi triste! Cosa vuol dire mandar di traverso un'ostrica e una rivoluzione! Ridivengo triste. Oh, vecchio mondo orribile! Ci si sforza, ci si destituisce, ci si prostituisce, ci si scanna, ci si abitua!»
      E Grantaire, dopo questo accesso d'eloquenza, ne ebbe uno di tosse, ben meritato.
      «A proposito di rivoluzione,» disse Joly «pare che Bario sia proprio iddamorato.»
      «E si sa di chi?»
      «Do.»
      «No?»
      «Do, ti dico!»
      «Gli amori di Mario!» esclamò Grantaire. «Li vedo di qui. Mario è un banco di nebbia ed avrà trovato una bruma; è razza poetica, e chi dice poeta dice pazzo. Timbraeus Apollo. Mario e la sua Maria, o Marietta, o Mariuccia, devono essere due curiosi amanti; mi rendo conto di che debba trattarsi.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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