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      «Mi trovavate brutta, nevvero?»
      Continuò:
      «Siete perduto, lo sapete? Ormai nessuno uscirà dalla barricata. E sono proprio stata io a condurvi qui! State per morire, ed io lo spero; eppure, quando ho visto che vi pigliavano di mira, ho messo la mano sulla bocca della canna del fucile. Che sciocchezza! Ma io volevo morire prima di voi. Quando ho ricevuto quella palla, mi sono trascinata fin qui, e nessuno mi ha veduta, nessuno mi ha raccolta. Vi aspettavo e dicevo: 'Ma non verrà, dunque?' Oh, se sapeste! Mordevo il camiciotto, tanto soffrivo! Ora sto bene. Vi ricordate quel giorno in cui entrai nella vostra stanza e mi guardai nel vostro specchio, e di quando v'incontrai sul viale, vicino a quelle donne che lavoravano? Come cantavano gli uccelli! Non fu poi molto tempo fa; mi regalaste cento soldi ed io dissi: 'Non voglio il vostro denaro'. Avete almeno raccattato quella moneta? Voi non siete ricco; ma io non ho pensato di dirvi di raccattarla. C'era un bel sole e non faceva freddo. Vi ricordate, signor Mario? Oh, sono felice! Moriremo tutti!»
      Aveva un tono insensato, grave e straziante. Il camiciotto lacero lasciava vedere il seno nudo; parlando, appoggiava la mano bucata sul petto, sul quale si vedeva un altro foro da cui usciva ogni tanto un fiotto di sangue, come un getto di vino da un cocchiume aperto.
      Mario osservava quella creatura infelice con profonda pietà.
      «Oh!» ella riprese ad un tratto. «Mi torna! Soffoco!»
      Strinse fra le mani il camiciotto e lo morse, mentre le sue gambe s'irrigidivano sul lastrico.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Mario