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      Quando Courfeyrac le aveva detto: «Andiamo alle barricate,» un'idea le aveva attraversato la mente: quella di gettarsi in quella morte, come si sarebbe gettata in qualunque altra, e di spingervi Mario. Aveva seguito Courfeyrac, s'era assicurata del punto in cui veniva costruita la barricata e sicurissima com'era (poiché Mario non aveva ricevuto alcun avviso ed ella aveva intercettato la lettera) ch'egli sul far della notte si sarebbe recato al convegno di tutte le sere, era andata in via Plumet, v'aveva atteso Mario e gli aveva lanciato, in nome degli amici di lui, quel richiamo che, secondo lei, avrebbe dovuto condurlo alla barricata. Contava sulla disperazione di Mario quando non avesse più ritrovato Cosette; e non si sbagliava. Da parte sua, anch'ella era tornata in via Chanvrerie e si è visto quel che aveva fatto colà: era morta con quella tragica gioia dei cuori gelosi che trascinano l'essere amato nella loro morte e dicono: «Nessuno l'avrà!» Mario coprì di baci la lettera di Cosette. Ella lo amava ancora, dunque!
      Ebbe per un momento l'idea di non dover più morire; poi disse fra sé: «Ella parte, suo padre la conduce in Inghilterra e mio nonno rifiuta di dare il consenso al matrimonio. Non v'è nulla di mutato nella fatalità.» I sognatori come Mario hanno siffatti accessi di disperazione, dai quali escono disperate risoluzioni. La fatica di vivere è insopportabile: la morte, è più presto fatto.
      Pensò allora che gli rimanevano due doveri da compiere: informare Cosette della propria morte, mandarle un supremo addio, e salvare dalla catastrofe imminente quel povero fanciullo, fratello d'Eponina e figlio di Thénardier.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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