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      Come mai Fauchelevent si trovava lì? E perché vi si trovava? Cosa veniva a farvi? Mario non si rivolse affatto queste domande; e del resto, siccome la nostra disperazione ha la particolarità di circondare gli altri al pari di noi, gli sembrava logico che tutti venissero a morire. Soltanto, pensò a Cosette con una stretta al cuore.
      D'altronde, Fauchelevent non gli parlò, non lo guardò e non ebbe neppur l'aria di sentire, quando Mario alzò la voce per dire: «Lo conosco io»
      Quanto a Mario, quell'atteggiamento di Fauchelevent gli toglieva un peso dal cuore e, se fosse lecito impiegare una simile parola per siffatte impressioni, gli piaceva. Aveva sempre sentito in sé un'impossibilità assoluta di rivolgere la parola a quell'uomo enigmatico, che gli appariva ad un tempo equivoco ed imponente. Inoltre, era molto tempo che non lo vedeva; la qual cosa, per il carattere timido e riservato di Mario, aumentava ancora l'impossibilità.
      I cinque uomini designati uscirono dalla barricata dalla viuzza Mondétour; parevano perfette guardie nazionali. Uno di essi, nell'andarsene, piangeva e, prima di partire, abbracciarono coloro che rimanevano.
      Quando i cinque uomini rimandati alla vita furon partiti, Enjolras pensò al condannato a morte, ed entrò nella sala a terreno. Javert, legato al palo, era sopra pensiero.
      «T'occorre qualche cosa?» gli chiese Enjolras.
      Javert rispose:
      «Quando m'ammazzerete?»
      «Aspetta. In questo momento abbiamo bisogno di tutte le nostre cartucce.»
      «Allora, datemi da bere,» disse Javert.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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