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      In quei tempi, eroici e borghesi insieme, di fronte alle idee che avevano i loro cavalieri, gli interessi avevano i loro paladini, e la prosaicità del movente non toglieva nulla al coraggio del gesto. Una diminuita pila di scudi faceva cantare ai banchieri la Marsigliese; si versava liricamente il sangue per il cassetto del banco e si difendeva con entusiasmo lacedemone la bottega, immenso diminutivo della patria.
      In fondo, diciamolo, in tutto ciò non v'era nulla di men che serio. Si trattava degli elementi sociali che entravano in lotta, in attesa del giorno in cui entreranno in equilibrio.
      Un altro indizio di quei tempi era l'anarchia congiunta al governativismo (nome barbaro del partito benpensante). Si parteggiava per l'ordine con indisciplina; il tamburo batteva all'impensata, per comando di qualche colonnello della guardia nazionale, capricciose adunate: il capitano tale dei tali andava al fuoco per ispirazione; qualche guardia nazionale si batteva «secondo la sua idea» e per proprio conto. Nei momenti di crisi, nelle «giornate», si prendeva consiglio più dai propri istinti che dai capi. V'erano nell'esercito dell'ordine veri guerrilleros, taluni della spada, come Fannicot, ed altri della penna, come Enrico Fonfrède.
      La civiltà, disgraziatamente rappresentata in quell'epoca più da una aggregazione d'interessi che da un gruppo di principî, era o si credeva in pericolo e mandava il grido d'allarmi; e ciascuno, facendosi centro, la difendeva, la soccorreva e la proteggeva secondo la propria fantasia.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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