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      Quando le pietre destinate alla suprema difesa furono a posto, Enjolras fece portare al primo piano le bottiglie che aveva messo sotto la tavola su cui giaceva Mabeuf.
      «E chi le berrà, allora?» gli chiese Bossuet.
      «Loro,» rispose Enjolras.
      Venne poi barricata la finestra a piano terreno e messe a portata di mano le traverse di ferro che servivano a chiudere internamente, di notte, le porte della bettola.
      La fortezza era completa; se la barricata era il bastione, la taverna era il mastio.
      Coi sassi che avanzarono, venne chiusa l'apertura.
      Poiché i difensori d'una barricata sono sempre costretti a risparmiare le munizioni, e gli assedianti lo sanno, questi fanno i loro preparativi con una irritante calma e s'espongono anzi tempo al fuoco, sebbene più in apparenza che in realtà, mentre fanno i loro comodi. I preparativi d'attacco si fanno sempre con una lentezza metodica; dopo, la folgore.
      Quella lentezza permise ad Enjolras di riveder tutto e di tutto perfezionare. Intuiva come, dal momento che simili uomini stavan per morire, bisognava che la loro morte fosse un capolavoro, e disse a Mario:
      «Noi siamo i due capi. Io vado a dare gli ultimi ordini all'interno; tu, resta fuori in vedetta.»
      Mario si mise in osservazione sulla cresta della barricata.
      Enjolras fece inchiodare la porta della cucina, che, come il lettore ricorderà, era l'ambulanza.
      «Niente pillacchere sui feriti,» disse.
      Diede le ultime istruzioni nella sala a terreno con voce breve, ma profondamente tranquilla; Feuilly ascoltava e rispondeva in nome di tutti.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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