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      Il lungo percorso sotterraneo aveva completato la slogatura della clavicola spezzata e v'erano in quel punto serii danni. Le braccia eran tagliuzzate. Nessuno sfregio sfigurava il viso; però la testa era come coperta da un tratteggio nero. Che cos'erano quelle ferite al capo? Si fermavano al cuoio capelluto, o intaccavano il cranio? Non si poteva ancora dirlo. Un sintomo grave era che esse avevan causato lo svenimento; ora, non sempre ci si risveglia da quegli svenimenti; e inoltre l'emorragia aveva sfinito il ferito. A partir dalla cintola, la parte inferiore del corpo era stata protetta dalla barricata.
      Basco e Nicoletta laceravano la biancheria e ne facevan bende; Nicoletta le cuciva, Basco le arrotolava. In mancanza di filacce, il medico aveva provvisoriamente arrestato il sangue delle ferite con batuffoli d'ovatta. A fianco del letto, tre candele ardevano sopra un tavolo, su cui era stata aperta la busta dei ferri del medico. Questi lavò il viso e i capelli di Mario coll'acqua fredda, e un secchio pieno divenne rosso in un momento; il portinaio, colla candela in mano, faceva luce.
      Il medico pareva pensasse con tristezza, e, di tanto in tanto, faceva un cenno negativo col capo, come se rispondesse a qualche domanda rivolta a se stesso, interiormente: cattivo segno per il malato, questi misteriosi dialoghi del medico con se stesso.
      Nel momento in cui il medico asciugava il viso e toccava leggermente col dito le palpebre sempre chiuse, s'aperse una porta in fondo al salotto ed apparve una lunga figura magra.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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