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      Egli scorgeva davanti a sé due strade, entrambe ugualmente dritte; ma ne vedeva due, e ciò l'atterriva, egli che non aveva mai conosciuto in vita sua se non una linea retta. E, straziante angoscia, quelle due strade erano opposte, una di quelle linee escludeva l'altra. Quale delle due la vera?
      La sua situazione era indescrivibile.
      Dover la vita ad un malfattore, accettare quel debito e ripagarlo; essere, a dispetto di se stesso, allo stesso livello d'un pregiudicato e pagargli un servizio con un altro servizio; lasciarsi dire: «Vattene,» e dirgli a propria volta: «Sei libero;» sacrificare ai motivi personali il dovere, questo obbligo generale, e sentire anche in quei motivi personali qualche cosa di generale e, forse, di superiore; tradire la società per restar fedele alla propria coscienza; veder tutte quelle assurdità realizzarsi e accumularsi su lui, tutto questo lo annientava.
      Una cosa l'aveva stupito, che, cioè, Jean Valjean gli avesse fatto grazia; ed un'altra cosa l'aveva fatto restar di sasso, che, cioè, egli, Javert, avesse fatto grazia a Jean Valjean.
      A che punto era giunto? Egli cercava se stesso e non si ritrovava.
      Ed ora, che fare? Consegnare alla giustizia Jean Valjean era mal fatto; ma lasciarlo libero era pure male. Nel primo caso, l'uomo dell'autorità cadeva più in basso di quello della galera; nel secondo, un galeotto saliva più in alto della legge e le metteva il piede sopra; in ambo i casi, era il disonore per Javert. In tutte le decisioni che si potevan prendere, si cadeva in basso.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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