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      Cos'era avvenuto di quell'uomo, quell'individuo misterioso che il vetturino aveva visto uscire dal cancello della Cloaca Grande e che l'agente di polizia in agguato aveva arrestato, in flagrante delitto di salvataggio d'un insorto? E che era avvenuto dell'agente stesso? Perché era stato zitto? Forse l'uomo era riuscito ad evadere; forse, aveva corrotto l'agente. Ma perché quell'uomo non dava il minimo cenno di vita a Mario, che gli doveva tutto? Il disinteresse non era meno prodigioso del sacrificio. Perché quell'uomo non ricompariva? Forse, era al disopra della ricompensa; ma nessuno è mai al disopra della riconoscenza. Era morto? Che uomo era? Che faccia aveva? Nessuno sapeva dirlo; il vetturino rispondeva che la notte era oscurissima; Basco e Nicoletta, sbigottiti com'erano, avevano solo guardato il loro giovine padrone, tutto insanguinato; e il portinaio, che aveva fatto lume colla candela, all'arrivo di Mario, ed era il solo che avesse notato l'uomo in discorso, ne dava questi connotati: «Era spaventoso.»
      Nella speranza di servirsene nelle sue ricerche, Mario fece conservare gli abiti insanguinati che indossava quando l'avevano portato in casa del nonno. Nell'esaminare la giubba, si notò che un lembo era stato bizzarramente lacerato e un pezzo mancava.
      Una sera, Mario parlava, davanti a Cosette ed a Jean Valjean, di tutta quella singolare avventura, delle innumerevoli informazioni da lui prese e dell'inutilità dei suoi sforzi. Il volto freddo del «signor Fauchelevent» lo spazientiva, tanto che esclamò, con una vivacità in cui v'era quasi la vibrazione della collera:


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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