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      Quante volte, dopo un equivoco, dopo un ragionamento subdolo e specioso dell'egoismo, non aveva inteso la coscienza irritata gridargli all'orecchio: «Uno sgambetto, miserabile!» Quante volte il suo pensiero refrattario aveva rantolato sotto l'evidenza del dovere! Oh, la resistenza a Dio! Oh, i sudori di morte! Oh, quante segrete ferite, ch'egli solo sentiva sanguinare! Quante scorticature nella sua misera esistenza! E quante volte s'era risollevato insanguinato, fiaccato, spezzato e illuminato, colla disperazione nel cuore e la serenità nell'anima! E, vinto, s'era sentito vincitore. Poi, dopo averlo sconnesso, attanagliato e rotto, la coscienza, ritta sopra di lui, terribile, immensa e tranquilla, gli diceva:
      «Ed ora, vattene in pace!»
      Ma quale triste pace, nell'uscire da quella lotta, ahimè!
      Pure, quella notte, Valjean sentì che stava dando il suo ultimo combattimento.
      Gli si presentava una straziante domanda.
      Le predestinazioni non sono completamente rettilinee, né si sviluppano a mo' di viale dritto davanti al predestinato; esse hanno vicoli, vie chiuse, svolte scure, crocicchî inquietanti, che offrono parecchie vie. In quel momento, Jean Valjean stava sostando nel più pericoloso di quei bivî.
      Era giunto ad un punto d'incontro del bene e del male, ed aveva sotto gli occhi quella imperscrutabile intersezione. Anche stavolta, come già gli era capitato in altre dolorose peripezie, due strade gli si aprivano davanti: l'una tentatrice, l'altra spaventosa. Quale scegliere?
      Quella che sgomentava gli veniva additata dal misterioso dito indicatore che ognuno di noi scorge, quando fissa gli occhi sull'ombra.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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