Pagina (1802/1886)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Sì, sono denunciato! Sì, sono inseguito! Sì, sono minacciato! Da chi? Da me; sono io che mi sbarro il passaggio, io che mi trascino, io che mi spingo, io che m'arresto, io che mi faccio giustizia. E quando si è legati da sé, si è ben legati.»
      E, afferrando la sua giubba col pugno chiuso e tirandola verso Mario:
      «Vedete questo pugno?» continuò. «Non tiene forse questo bavero in modo da non lasciarlo andare? Ebbene: la coscienza è un altro pugno! Per esser felici, signore, bisogna non capire mai il dovere; perché, dal primo istante che lo si è compreso, è implacabile. Si direbbe che vi punisca d'averlo capito, ma non è così; anzi, ve ne ricompensa, poiché vi mette in un inferno in cui ci si sente a fianco di Dio. Non si è ancora finito di straziarsi le viscere, che si è in pace con se stessi.»
      E aggiunse, con accento straziante:
      «Non è verosimile, signor Pontmercy, eppure io sono un uomo onesto. Solo degradandomi agli occhi vostri mi elevo ai miei; mi avvenne già una volta, ma fu meno doloroso: non fu nulla, anzi. Sì, un uomo onesto, mentre non lo sarei stato se, per colpa mia, aveste continuato a stimarmi: ora che voi mi disprezzate, lo sono. Porto in me questa fatalità, che, potendo solo godere d'una stima rubata, essa m'umilia e m'abbatte interiormente e che, affinché io possa rispettarmi, bisogna che gli altri mi disprezzino. Allora mi rialzo. Sono un galeotto che ubbidisce alla propria coscienza. Lo so, non è verosimile; ma cosa volete che ci faccia? È così. Ho assunto certi impegni verso me stesso, e li mantengo; vi sono incontri che ci legano, come vi sono casi che ci spingono verso il dovere.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Mario Dio Pontmercy