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      «Ma allora questo infelice è un uomo ammirevole! Tutta quella fortuna è sua per davvero! È Madeleine, la provvidenza d'una intera regione! È Valjean, il salvatore di Javert. È un eroe, un santo!»
      «Non è un santo, non è un eroe,» disse Thénardier. «È un assassino e un ladro.»
      Ed aggiunse, col tono d'un uomo che incomincia a sentire in sé qualche autorità: «Calmiamoci.»
      Ladro e assassino; quelle due parole che Mario credeva scomparse caddero su lui come una doccia ghiacciata.
      «Daccapo?» disse.
      «Sempre,» fece Thénardier. «Valjean non ha derubato Madeleine, ma è un ladro; non ha ucciso Javert, ma è un assassino.»
      «Volete forse parlare,» riprese Mario «di quel miserabile furto di quarant'anni fa, espiato, come risulta dai vostri stessi giornali, con un'intera vita di pentimento, d'abnegazione e di virtù?»
      «Dico assassinio e furto, signor barone, e ripeto che parlo di fatti attuali. Quel che debbo rivelarvi è assolutamente ignoto: è roba inedita e, forse, vi troverete la fonte della fortuna abilmente offerta da Jean Valjean alla signora baronessa. Dico abilmente, poiché, con una simile donazione, intrufolarsi in una rispettabile casa di cui si condividerà l'agiatezza e, nello stesso tempo, occultare il proprio delitto, approfittare del furto, nascondere il proprio nome e crearsi una famiglia, non è prova di mancanza d'abilità.»
      «Potrei interrompervi, a questo punto,» osservò Mario; «ma proseguite.»
      «Signor barone, vi dirò tutto, lasciando la ricompensa alla vostra generosità. È un segreto che vale tanto oro massiccio.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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