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      » - «Quello è i' mio appartamento.» - «I' vostro appartamento?» - e lo guarda da capo a piedi. - «Sì.» - «Uhm! un ortolano che gli debba avere un palazzo a quella maniera!» - Si spalanca la porta quando sono vicini. Entrano drento: entra drento l'ortolano, entra drento il giovanetto; occhiano da tutte le parti. - «Vedi? questa è tutta mia ricchezza.» - «Eh, la vedo! E andate a vender gli erbaggi?» - «Eh! un'arte bisogna ch'io la faccia. Dimmi un poco, come tu ti chiami?» - «Mi chiamo Luigi.» - «Bravo Luigi. Ora è l'ora d'andarsene a rinfrescarsi, a mangiare, a bere; e poi anderemo a riposare.» - Ogni grazia di dio nella stanza da pranzo: mangiano, bevono. - «Per bacco!» - fa questo Gigi - «si sta bene qui.» - «Ehn, te l'ho detto io, che starai benone? Ora è l'ora d'andarsene a riposare.» - Una bellissima camera a Gigi; e una bellissima camera aveva quest'ortolano. Se ne spogliano e se ne vanno a riposare. Nella nottata riposano e tutto. Ecco la mattina che s'alza Gigi. - Alzati, che l'ora è tarda!» - Sente questa voce straordinaria: lo guarda in viso, all'ortolano, Gigi: - «Guarda, com'egli è strafigurato! Che affare è questo?» - «Senti, Gigi; t'ho da dire quarcosa. Vedi tutte queste ricchezze?» - «Sì, le vedo.» - «Se tu ti porterai bene, alla mia morte ti faccio erede di tutte queste ricchezze. Abbi da sapere, caro Gigi, che io vado a fare un giro. Alzati e vieni con meco.» - Quello s'alza e va con seco; e gli consegna non so quante libbre di carne umana: - «Vedi tu questa carne?


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La novellaja fiorentina
Fiabe e novelline
di Vittorio Imbriani
Editore Vigo Livorno
1877 pagine 708

   





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