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      - «Perchè» - dice - «se gli è un signore, non entra nel letto. Se gli è un poero, non gli par vero; che sta a guardare le lenzola?» - Così fu fatto. La sera, quand'è l'ora di andare a letto, la gattina entra in camera con lui, va e scopre il letto. - «Che tu non entri nel letto, sai, stasera!» - «Lasciami andare! Gli è tanti mesi che io dormo nella cantina, che non mi par vero!» - «Ti dico che tu non entri!...» - e lo graffia. Questo ragazzo si mette sur una poltrona e dorme. Venghiamo alla gattina che non era fatto giorno: - «Gnau! gnau!» - per il[4] palazzo, urla che la buttava giù il palazzo. I servitori s'alzano: - «Cos'hai, gattina, cosa c'è?» - «Cosa c'è, eh? per chi gli avete preso il mio padrone?» - dice. - «A mettergli quelle lenzola! Ha dovuto restare su d'una poltrona tutta la notte!» - I servitori corrono da Maestà: - «Maestà, questo e questo è stato con quelle lenzola!» - Maestà dice da sè: - «Gli ho detto ch'era un signore! Ed io gli voglio dare mia figlia in isposa.» - Aveva una figlia. Dà ordine ai servitori che la sera le più sopraffine lenzola, quelle di tela che rimangono in un pugno[5] gli fossero messe nel letto a questo ragazzo: - «E voi starete attenti domattina se il letto gli è arruffato, se gli è com'egli v'è entrato. Se gli è un signore, il letto è quasi tocco punto.» - Eccoti la sera vanno in camera e la gattina va a guardare il letto: - «Oh stasera entrerai nel letto. Ma bada bene, se tu ti movi, ti graffio in una maniera» - dice - «che quasi tu hai a morire!


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La novellaja fiorentina
Fiabe e novelline
di Vittorio Imbriani
Editore Vigo Livorno
1877 pagine 708

   





Maestà