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      La chiede un giorno una grazia a Sua Maestà: - «Voglio una grazia. Voglio che si faccia un invito a tutti i Re del mondo, tutti tutti, che vengano a pranzo da noi; e chi non interviene, pena la testa.[5]» - Bisogna venire, delle teste ce n'è una. Poi la Regina la ordina che per suo padre, questo Re avaro, tutto fosse fatto sciocco; le pietanze tutte sciocche. E poi fossero rizzate le forche. Tutti i Re, tutti tutti intervennero, ed anche questo padre di lei; ed era fatto tutto sciocco per lui. Tutti dicevano: - «bravo» - qua - «bravo» - là - «bravo il coco!» - Questo vecchio dice: - «Tutti dicono: bravo il coco! ed io sento ogni cosa sciocca!» - «Sciocco come Lei, signor padre» - la gli risponde, la Regina. - «Io, padre?» - dice lui. - «Lei padre» - dice - «che non aveva che una figlia. Lei si ricordi, che per la sua avarizia la maritò ad un assassino. Ed io» - dice - «debbo a questi vecchi che mi hanno salvata la vita. Venga con me!» - Lo conduce dove c'era le forche: - «Guardi» - dice - «quel che c'è per Lei!» - «Oh me lo merito!» - dice il padre, vedendo le forche. Quando gli è il boja per dare il colpo, dice questa Regina: - «Ferma! gli sia perdonato!» - Potete credere, gli vien giù quel povero vecchio, gli s'attacca al collo, baciandola e chiedendole scusa e perdono. E lei gli disse: - «Alzatevi, io vi ho perdonato.» - Ma il colpo di questo vecchio, tra i rimorsi, tra la paura, tra la vecchiaja, campò pochi mesi. Venne a morte e lasciò tutta la ricchezza alla figliola. Figuratevi che ricchezza la fu quella!


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La novellaja fiorentina
Fiabe e novelline
di Vittorio Imbriani
Editore Vigo Livorno
1877 pagine 708

   





Sua Maestà Regina Regina Regina