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      Passa, invisibile e divino, Gesù, il salvatore, il rinnovatore delle coscienze e dei cuori: passa, ed è un pensiero alato, benefico, ed è una nostalgia di vita onesta e pura; ed è un ritorno angoscioso verso un ricordo degli anni primi, ed è un ribrezzo salutare del presente, un singhiozzo che subentra al riso amaro, al riso impuro: passa Cristo invisibile e chiama i tardi lavoratori a cui nessuno più nulla chiede, da cui più nessuno spera nulla, e l'immonda spoglia animale cade, e sui volti stravolti vaga, poi si afferma il tornante riflesso dell'anima immortale.
      «- Perchè - il Redentore dice ai perduti - perchè non vi recate a lavorare nella mia vigna?
      Ed essi:
      - È tardi, Signore, è tardi troppo, le tenebre ci avvolgono da ogni lato, che opera potremmo noi dare? - Andate - insiste il Divino - non è mai troppo tardi per dare l'opera propria, per passare dall'inerzia all'azione, per unirsi coi volonterosi. Andate, lavorate con coscienza, e a sera avrete con gli altri la vostra mercede».
      Ed essi vanno, gli ultimi, gli smarriti, i reietti. Mentre tutti li scacciano, Gesù, bontà e misericordia ineffabile, li invita. Vanno, e la loro opera d'amore è così ardente che spesso per umiltà e fiamma d'ardore vale più di quella del giusto. Così nel momento in cui tutte le vite si uguagliano, nel momento della dipartita estrema, avviene che la mercede sia la medesima.
      «Saranno ultimi i primi, e primi gli ultimi» ammonisce Gesù agli orgogliosi.
      Non sia, la severa parola, per noi. Entriamo nella vigna del Signore di buon mattino e diamo alacremente l'opera nostra, ma vedendo sopraggiungere alcuni di questi lavoratori dell'ultima ora non imitiamo i vignaiuoli della parabola gridando all'ingiustizia e facendoli segno del nostro disprezzo, affinché il Signore non abbia a dire a noi pure: «Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».


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Pagine mistiche
di Jolanda
Editore Cappelli
1919 pagine 168

   





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