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      E il pericolo, in questo caso, è l'orgoglio, è l'intransigenza, è l'ingiustizia: l'orgoglio che dà a noi una misura esagerata del nostro valore morale; l'intransigenza per le colpe o le mancanze del prossimo; l'ingiustizia nel giudicarle, dimenticando che anche noi non siamo infallibili, e che se oggi ci reputiamo vittoriosi, domani potremmo essere vinti. Giacchè molte volte la virtù è sacrifizio, è aspra lotta, è domìnio; ma molte volte anche non è che mancanza di quelle occasioni che avrebbero potuto indurre in errore. Quindi prima di vantarci della nostra rettitudine e di scagliare le pietre contro chi è fuorviato, riflettiamo un po' che cosa avrebbe potuto essere di noi, delle nostre passioni, delle nostre male tendenze, se ci fossimo trovati nell'ambiente, nelle circostanze di coloro che biasimiamo.
      Ricordiamoci che Dio è più benigno col peccatore umiliato e pentito, che non col giusto orgoglioso e sprezzante. Ricordiamoci che non basta esser buoni, essere retti, essere puri di cuore, d'intenzione e di sensi, se di questo stato di grazia ci faremo un piedistallo egoistico per scostarci ed innalzarci sul nostro fratello ed avvilirlo. La luce ci fu data per rischiarare anche quelli che sono nelle tenebre, e la forza e la gioia della buona coscienza perchè ne usiamo a trarre dal pèlago alla riva chi lotta contro l'infuriare delle onde. Le piaghe morali non ci devono ributtare in modo da impedirci di curarle, di alleviarne le conseguenze, di arrestarne il progresso micidiale.


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Pagine mistiche
di Jolanda
Editore Cappelli
1919 pagine 168

   





Dio