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      Questa eresia penetra fin nelle Università: la si arrischia nei libri di ortodossia economista. Ciò che del resto, non impedisce moltissimi riformatori socialisti dal rimaner partigiani della rimunerazione individuale e dal difendere la vecchia cittadella del salariato, anche quando gli stessi suoi difensori di una volta la smantellano pietra per pietra, e la consegnano nelle mani degli assalitori.
      Cosicchè si teme che, senza esservi costretta, la massa non voglia lavorare. Ma non abbiamo noi inteso in vita nostra, esprimere queste apprensioni, in due riprese, dagli schiavisti degli Stati Uniti, prima della liberazione dei negri, e dai proprietari russi prima della liberazione dei servi? - «Senza la frusta, il negro non lavorerà», dicevano gli schiavisti. - «Lontano dalla sorveglianza del padrone, il servo lascierà i campi incolti», dicevano i boiardi russi. Ritornello dei signori francesi del 1789, ritornello del medio evo, ritornello vecchio come il mondo, noi l'ascoltiamo ogni volta che si tratta di riparare un'ingiustizia nella umanità.
      Ed ogni volta la realtà viene a dargli una smentita formale. Il contadino liberato del 1795 lavorava con una energia feroce, sconosciuta ai nostri antenati; il negro liberato lavora più dei suoi padri; e il contadino russo, dopo d'aver onorato la luna di miele della sua emancipazione, festeggiando il santo venerdì, al pari della domenica, ha ripreso il lavoro con tanta maggior vivacità, perchè la sua liberazione è stata più completa, laddove la terra non gli manchi, egli lavora con accanimento, - è la parola esatta.


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La conquista del pane
di Petr Alekseevic Kropotkin
Libreria internazionale d'avanguardia Bologna
1948 pagine 282

   





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