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      Noi affermiamo, inoltre, che il dispendio totale di lavoro umano sarebbe assai «minore» di quello che attualmente richiedesi per nutrir questa popolazione col grano proveniente dall'Alvergna e dalla Russia, coi legumi prodotti qua e là dalla grande coltivazione, e coi frutti maturati nel mezzogiorno.
      Egli è d'altronde evidente che noi non pretendiamo punto che occorra sopprimere «tutti» gli scambi e che ogni regione debba applicarsi a produrre precisamente ciò che sotto il suo clima si ottiene solo con una coltivazione più o meno artificiale. Ma ci preme rilevare che la teoria degli scambi, quale oggi si professa, è singolarmente esagerata, talvolta inutile, spesso nocevole. Confermiamo inoltre che non fu mai tenuto conto del lavoro dei viticultori del mezzogiorno, nè di quello dei contadini russi od ungheresi per la produzione del grano, per quanto fertili siano i loro prati ed i loro campi. Coi sistemi attuali di coltivazione estensiva, essi faticano assai maggiormente di quanto sarebbe necessario per ottenere gli stessi raccolti colla coltivazione intensiva, anche sotto climi infinitamente meno clementi e su terreni per natura meno ricchi.
     
     
      II.
     
      Ci sarebbe impossibile di citare qui tutti i fatti sui quali si basano le nostre asserzioni. Siamo dunque costretti a rimandare i nostri lettori per più ampie informazioni agli articoli che abbiamo pubblicato in lingua inglese(30). Ma sopra ogni cosa, noi invitiamo caldamente quanti s'interessano alla questione a leggere alcune delle eccellenti opere pubblicate in Francia e altrove, di cui diamo qui sotto l'elenco(31).


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La conquista del pane
di Petr Alekseevic Kropotkin
Libreria internazionale d'avanguardia Bologna
1948 pagine 282

   





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