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      L'opera nel tutt'insieme, come dice l'autore stesso nella prefazione, non è da considerare sotto l'aspetto della composizione e dello stile. E' un parto onninamente ultraccademico, con la ovvia partitura in introduzione e sezioni, e queste, che son cinque e son seguite dal riassunto, recano la suddivisione in capitoli, con la sottofigura dell'A, B, C e così via, fin giù giù alla risuddivisione del tutto in 162 paragrafi, con varia bibliografia in ordine sparso e in ordine concentrato, con un indice-sommario veramente mirabile, che fa pensare a tante cose cui il libro poi non risponde, e con l'inevitabile registro. Sono, insomma, appunti di lezioni illustrative e dichiarative, di tono posato e anzi tenue, redatte a schema da enciclopedia, e non tutte identificabili alla stessa data. Infatti, mentre il libro, composto originariamente in lingua czeca, e preannunziato nell'opuscoletto dell'altro anno, che può tenerne le veci per chi non voglia leggere le 600 pagine, s'andava stampando nella traduzione tedesca, nel frattempo è apparso l'oramai famoso libro del Bernstein (cfr. nota I a p. 590), e con questo l'autore ha sentito il bisogno di accomodare le sue partite in altro posto (12).
      L'atteggiamento del Masaryk è veramente sui generis. Lui non è socialista, lui conosce estesamente la letteratura del socialismo, lui non è avversario professionale del socialismo, lui lo giudica dall'alto, in nome della scienza. Fu deputato al Reichsrath della Cisleitania, ma sebbene nazionalista e progressista, che io sappia, non si confuse mai coi giovani czechi.


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Del materialismo storico
Dilucidazione preliminare
di Antonio Labriola
pagine 163

   





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