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      Cotesti dogmatici delle idee a buon mercato dimenticano diverse cose. In prima, che il futuro, appunto perché è il futuro, che sarà il presente quando noi saremo il passato, non può costituire il criterio pratico di ciò che noi dobbiam fare al presente. Sarà ciò cui si arriverà, - ma non è la via per arrivarci. In secondo luogo, l'esperienza di questi ultimi cinquant'anni deve indurre gli atti al pensiero ed alla pratica in questa persuasione: che, cioè, a misura che cresce nei proletarii e nel minuto popolo la capacità ad organizzarsi in partiti di classe, la prova stessa di questo complicato movimento ci porta a intendere lo sviluppo dell'èra nuova secondo una misura di tempo, che è assai lenta a confronto del rapido ritmo che concepivano una volta i socialisti intinti di giacobinismo rivissuto. Or sopra a una distesa così grande di tempo la nostra previsione non può non correre incerta; tenuto conto della enorme complicazione del mondo attuale, e in tanto allargarsi del capitalismo, ossia della forma borghese1. Chi non vede, che oramai il Pacifico soppianta l'Atlantico, come questo a suo tempo fece passare in seconda linea il Mediterraneo? Cosicché, in terzo luogo, la scienza pratica del socialismo consiste nella chiara notizia di tutti cotesti complicati processi dell'orbe economico, e, parallelamente, nello studio delle condizioni del proletariato, in quanto esso via via diventa atto a concentrarsi in partito di classe, e porta in questa successiva concentrazione l'animo che gli è proprio, data la lotta economica in cui s'inradica quella politica, che gli è mestieri di fare.


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Discorrendo di socialismo e di filosofia
di Antonio Labriola
pagine 183

   





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