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      A conferma della sua profession di fede, che non può non essere di gran letizia essendo edonistica, mette un tanto di punto ammirativo ove dice che accetta la spiegazione economica (o che avrebbe a essere non-economica?) del "profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri!". E che gli mancherebbe dunque per dare dell'imbecille e del perditempo a Marx, che per vie del tutto diverse s'è affannato a ricercare l'origine, il processo e la spartizione del sopravvalore; alla qual cosa, alla fin fine, si riduce nell'essenziale l'attività sua specifica di critico e d'innovatore dell'economia? La benedetta formola del D D', ossia del danaro che si ritrova in danaro con tanto di più, fu come il chiodo fisso nella testa di Marx ricercatore, come il pernio della sua ricerca. Ora il Croce, fatta la sua profession di fede di edonista convinto, quasi come chi avendo già bevuto e mangiato a sazietà, voglia ribere e rimangiare, si volge a Marx a chiedergli una teoria sociologica, che sia complementare a quella economica, nella quale lui Croce è tanto fermo e deciso; - e che altro può dirgli Marx se non questo: mandate al diavolo quella vostra filastrocca edonistica, se no è inutile interroghiate me su tali quisquilie, ché io non posso offrirvi che l'assolutamente opposto. Di fatti il Croce è costretto a farsi un Marx diverso - non dirò se molto o poco - dal vero, perché sia quello i cui principii possano apparire conciliabili con gl'indiscutibili dati dell'edonismo.


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Discorrendo di socialismo e di filosofia
di Antonio Labriola
pagine 183

   





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