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      E per ciò questo scritto, cioè per tale enunciazione di presagio teoreticamente fondato ed espresso in detti brevi, rapidi, concisi e memorabili, costituisce un'accolta, anzi un vivaio inesauribile di germogli di pensieri, che il lettore può indefinitivamente fecondare e moltiplicare; serbando esso la forza originale ed originaria della cosa nata appena appena, e non ancora divelta e distratta dal campo di sua propria produzione. Osservazione cotesta, che va principalmente rivolta a quelli, che, facendo professione di dotta ignoranza, quando non siano a dirittura fanfaroni, ciarlatani o allegri sportisti, regalano alla dottrina del comunismo critico precursori, patroni, alleati e maestri d'ogni genere, in oltraggio al senso comune e alla volgare cronologia. O sia che inquadrino la nostra dottrina materialistica della storia nella concezione il più delle volte fantastica e troppo generica della universale evoluzione, che già da molti fu ridotta in nuova metafora di novella metafisica; o sia che cerchino in tale dottrina un derivato del darwinismo, che solo in un certo modo, ma in senso, assai lato, ne è un caso analogico; o che ci favoriscano l'alleanza e la padronanza di quella filosofia positivistica, la quale corre dal Comte, degeneratore reazionario del geniale Saint-Simon, a questo Spencer, quintessenza di borghesismo anemicamente anarchico: il che vuol dire, dare a noi alleati e protettori i dichiarati e decisi avversarii nostri.
     
      Tale forza germinativa, tale classicità di efficacia, tale compendiosità di sintesi di molte serie e gruppi di pensieri in uno scritto di così poche pagine1, son dovute al modo della sua origine.


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In memoria del Manifesto dei comunisti
di Antonio Labriola
1895 pagine 79

   





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