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      Non è già che quelle dottrine e quei tentativi fossero apparizioni accidentali, inutili e superflue. Nulla v'è di assolutamente irrazionale nel corso storico delle cose, perché nulla v'è in esso d'immotivato, e perciò di meramente superfluo. Né a noi è dato di giungere, nemmeno ora, alla coscienza del comunismo critico, senza ripassare mentalmente per quelle dottrine, ripercorrendo il processo della loro apparizione e sparizione. Il fatto è che quelle dottrine non sono soltanto passate nel tempo, o dalla memoria, ma furono intrinsecamente sorpassate, e per la mutata condizione della società, e per la progredita intelligenza delle leggi su le quali poggia la formazione ed il processo di essa.
      Il momento in cui si avvera cotesto passare, che è un sorpassare intrinsecamente, gli è quello appunto in cui il Manifesto apparisce. Come primo indice della genesi del socialismo moderno, questo scritto, che della nuova dottrina non reca se non i cenni più generali ossia i più facilmente comunicabili, porta in sé le tracce del terreno storico in cui nacque, che fu quello della Francia, dell'Inghilterra e della Germania. Il terreno di propagazione e di diffusione è diventato poi via via più largo, ed è oramai tanto vasto quanto è il mondo civile. In tutti i paesi, nei quali la tendenza al comunismo si è venuta successivamente sviluppando attraverso agli antagonismi variamente atteggiati, ma pur ogni giorno sempre più chiari, fra borghesia e proletariato, in parte o in tutto s'è andato poi più volte ripetendo il processo della prima formazione.


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In memoria del Manifesto dei comunisti
di Antonio Labriola
1895 pagine 79

   





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