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      Questo, nella sua condizione attuale, è inerente all'epoca della società borghese; ed ebbe, ha ed avrà tante e tante fasi, quante ne ha questa società stessa, fino al suo dissolvimento. L'antitesi di ricchi e di poveri, di gaudenti e di sofferenti, di oppressori e di oppressi, non è un qualcosa di accidentale e di facilmente removibile, come era parso agli entusiastici amatori della giustizia. Anzi è un fatto di necessaria correlazione, dato il principio direttivo dell'attuale forma di produzione; il che apparisce nella necessità del salariato. - Questa necessità è in sé duplice. Il capitale non può impossessarsi della produzione se non a patto di proletarizzare, e non può continuare ad esistere, ad esser fruttifero, ad accumularsi, a moltiplicarsi e a trasformarsi, se non a patto di salariare i proletarizzati. E questi, alla lor volta, non possono esistere e rinnovarsi se non a condizione di darsi a mercede, come forza di lavoro, il cui uso è abbandonato alla discrezione, cioè alle convenienze dei possessori del capitale. L'armonia fra capitale e lavoro sta tutta in ciò, che il lavoro è la forza viva con la quale i proletarii di continuo mettono in moto e riproducono, con nuova giunta, il lavoro accumulato nel capitale. Questo nesso, il quale è un resultato di uno sviluppo, che è tutta l'intima essenza della storia moderna, se dà la chiave per intendere la ragion propria della nuova lotta di classe, di cui la concezione comunistica è divenuta l'ausilio e l'espressione, è d'altra parte così fatto, che nessuna protesta del cuore e del sentimento, nessuna argomentazione di giustizia può risolverlo o disfarlo.


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In memoria del Manifesto dei comunisti
di Antonio Labriola
1895 pagine 79