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      Per la qual cosa e per le presenti condizioni del viver civile, si dileguano facilmente dall'immaginazione degli uomini le larve della prima età, e seco le speranze dell'animo, e colle speranze gran parte dei desiderii, delle passioni, del fervore, della vita, delle facoltà. Onde io piuttosto mi maraviglio che uomini di età matura, dotti massimamente, e dediti a meditare sopra le cose umane, sieno ancora sottoposti alla virtù dell'eloquenza e della poesia, che non che di quando in quando elle si trovino impedite di fare in quelli alcun effetto. Perciocché abbi per certo, che ad essere gagliardamente mosso dal bello e dal grande immaginato, fa mestieri credere che vi abbia nella vita umana alcun che di grande e di bello vero, e che il poetico del mondo non sia tutto favola. Le quali cose il giovane crede sempre, quando anche sappia il contrario, finché l'esperienza sua propria non sopravviene al sapere; ma elle sono credute difficilmente dopo la trista disciplina dell'uso pratico, massime dove l'esperienza è congiunta coll'abito dello speculare e colla dottrina.
      Da questo discorso seguirebbe che generalmente i giovani fossero migliori giudici delle opere indirizzate a destare affetti ed immagini, che non sono gli uomini maturi o vecchi. Ma da altro canto si vede che i giovani non accostumati alla lettura, cercano in quella un diletto più che umano, infinito, e di qualità impossibili; e tale non ve ne trovando, disprezzano gli scrittori: il che anco in altre età, per simili cause, avviene alcune volte agl'illetterati.


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Operette morali
di Giacomo Leopardi
pagine 308