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      V. p.312.
     
      E tanto č miser l'uom quant'ei si reputa, disse eccellentemente il Sanazzaro egloga ottava. Ora in quello stato ch'io diceva in un pensiero poco sopra, egli non riputandosi misero nč anche sarebbe stato, come ora tanti in condizione alquanto [59]simile a quella che i'ho detto, poco riputandosi miseri, lo sono meno degli altri, e cosė tutti secondo che si stimano infelici.
     
      Quando l'uomo concepisce amore tutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi, non si vede pių se non l'oggetto amato, si sta in mezzo alla moltitudine alle conversazioni ec. come si stasse in solitudine, astratti e facendo quei gesti che v'ispira il vostro pensiero sempre immobile e potentissimo senza curarsi della maraviglia nč del disprezzo altrui, tutto si dimentica e riesce noioso ec. fuorchč quel solo pensiero e quella vista. Non ho mai provato pensiero che astragga l'animo cosė potentemente da tutte le cose circostanti, come l'amore, e dico in assenza dell'oggetto amato, nella cui presenza non accade dire che cosa avvenga, fuor solamente alcuna volta il gran timore che forse forse gli potrā essere paragonato.
     
      Io soglio sempre stomacare delle sciocchezze degli uomini e di tante piccolezze e viltā e ridicolezze ch'io vedo fare e sento dire massime a questi coi quali vivo che ne abbondano. Ma io non ho mai provato un tal senso di schifo orribile e propriamente tormentoso (come chi č mosso al vomito) per queste cose, quanto allora ch'io mi sentiva o amore o qualche aura di amore, dove mi bisognava rannicchiarmi ogni momento in me stesso, fatto sensibilissimo oltre ogni mio costume, a qualunque piccolezza e bassezza e rozzezza sia di fatti sia di parole, sia morale sia fisica, sia anche solamente filologica, come motti insulsi, ciarle insipide, scherzi grossolani, maniere ruvide e cento cose tali.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913

   





Sanazzaro