Pagina (906/1913)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ed anche qualche verbo terminato in itare o itari, ma formato da un participio o sup. in itus o itum, apparterrà o sempre o talvolta ai continuativi, (come p.e. agitare, domitare ec. e v. Forcellini in tinnito) vale a dire non cadrà in detta desinenza, se non per esser derivato da un tal participio o supino. V. p.1338. principio. Minitari e minitare formati da minatus di minari e minare, sono così fatti o per contrazione, e troncamento non solo dell'us ma dell'atus del participio, affine di sfuggire il cattivo suono atitare; o per mutazione dell'a del participio in i, fatta allo stesso effetto. Similmente rogitare da rogatus di rogare, coenitare da coenatus di coenare. V. p.1154. V. p.1656. capoverso 1.
      Mi sono allungato in questo discorso, ed ho voluto spiegare distintamente tutte queste cose, perchè non mi paiono osservate dai Gramatici nè da' vocabolaristi. Il Forcellini chiama indifferentemente frequentativi, tanto i verbi in itare o itari, come quelli che io chiamo continuativi. E s'inganna, perchè [1114]la differenza sì della formazione sì del significato, fa chiara la differenza di queste due sorte di verbi. P.e. raptare, ch'egli chiama frequentativo di rapere e che significa strascinare, ognun vede che quest'azione non è frequente ma continuata. E se i latini avessero voluto fare un frequentativo di rapere, dal participio raptus avrebbero fatto raptitare e non raptare, anzi Gellio fa menzione effettivamente di tal verbo raptitare, 9.6. nel qual luogo puoi vedere molti esempi di tali frequentativi in itare formati (com'egli pur nota) da' participii de' verbi originarii.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913

   





Gramatici Forcellini Gellio