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      Quello che dico degl'individui dico anche delle nazioni. È noto come la giustizia ec. ec. sogliano essere osservate dalle nazioni e principi deboli o infelici ec. e trascurate affatto dalle altre, e da esse stesse appena arrivano alla felicità e forza, come accadde a Roma.
      (31. Agosto 1821.)
     
      Il sopraddetto si può se non altro, e con molto maggior forza applicare a dimostrare le ingenite ed essenziali contraddizioni che rinchiude uno stato di civiltà come il presente.
      (31. Agos. 1821.)
     
      [1597]Tutto nella natura è armonia, ma soprattutto niente in essa è contraddizione. Non è possibile che, massime in un medesimo individuo, in un medesimo genere di esseri, e degli esseri più elevati nell'ordine naturale, siccom'è l'uomo, la perfezione di una parte principale e importantissima di esso, voluta e ordinata dalla natura, noccia a quella di un'altra parte similmente principalissima. Ora se quella che noi chiamiamo perfezione del nostro spirito, se la civiltà presente fosse stata voluta e ordinata dalla natura, e se ella fosse insomma veramente la nostra perfezione, allora la contraddizione assurda che ho detto, si verificherebbe; giacchè è incontrastabile che questa pretesa perfezione dell'animo nuoce al corpo.
      Primieramente ricordatevi di ciò che ho spiegato altrove, che la debolezza corporale giova, e il vigore nuoce all'esercizio e allo sviluppo delle facoltà mentali massime appartenenti alla ragione. E viceversa l'esercizio e lo sviluppo di queste facoltà nuoce estremamente al vigore e al ben essere del corpo.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913

   





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