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      E quante volte le eleganze non derivano e non sono altro [2076]che pure corruzioni di voci, frasi ec. ec. ec. E chi perciò le condannasse, o stimasse più eleganti le corrispondenti voci o frasi incorrotte, e più regolari, più corrispondenti all'etimologia ec. non saprebbe che cosa sia eleganza per sua natura. ec.
      (9. Nov. 1821.)
     
      Alla p.2052. fine. Da sponsus di spondere, sponsare, e da desponsus di despondere, desponsare, (de' quali v. Forcell. ed osserva la forza continuativa che hanno, e puoi anche ben riferirli alla p.2033. fine, segg.).
      (9. Nov. 1821.)
     
      Alla p.1151. fine. Quassare di cui dice Gellio, QUASSARE quam QUATERE, gravius violentiusque est, non è altro che un continuativo di quatere dal suo participio quassus. Il quale si trova bene spessissimo negli autori latini, ma da' gramatici è riconosciuto piuttosto per nome aggettivo che per participio di quatere. (Forse anche [2077]ameranno di chiamarlo contrazione di quassatus). Non nego che infatti non si trovi usato in forma per lo più di aggettivo, ma ciò accade nè più nè meno a innumerabili altri evidentissimi participii passivi d'altri verbi. Ora che quassus in origine sia puro participio di quatere, si farà chiaro dal verbo quassare considerato secondo le osservazioni che noi abbiamo fatte circa la formazione di tali verbi continuativi dal participio in us de' positivi; e si conferma ancora dall'autorità di Festo il quale dice che concutere è composto di con e quatere. Ora egli ha il suo participio passato e questo fa concussus, (così excussus, incussus ec.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913

   





Gellio Festo