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      ) Se poi saremo riusciti a richiamarlo, in tutto o in parte, ce ne ricorderemo di quindi innanzi agevolmente, per l'attenzione che avremo posta nel richiamarlo. Insomma non si dà memoria senz'attenzione (volontaria o involontaria che sia, come altrove ho distinto): perciocchè la memoria è l'assuefazione dell'intelletto, e l'intelletto non si assuefa senz'attendere, perchè senz'attendere (più o meno) non opera. L'attenzione raddoppia o triplica la sensazione, in modo che quella sensazione alla quale non abbiamo atteso, l'abbiamo provata una sola volta, e perciò non vi ci siamo potuti assuefare, cioè porla nella memoria; ma quella a cui abbiamo atteso, l'abbiamo provata e ripetuta rapidamente e senz'avvedercene, nel nostro pensiero come due, tre, quattro volte, secondo che l'attenzione è stata maggiore [2112]o minore, (l'attenzione, dico, o l'impressione che sia) e quindi vi ci siamo assuefatti più o meno, vi abbiamo più o meno accostumato l'animo, cioè ce la siamo posta nella memoria (volendo o non volendo, cercatamente o no) più o meno fortemente e durevolmente.
      (17. Nov. 1821.)
     
      Come anche le costruzioni, l'andamento, la struttura ch'io chiamo naturale in una lingua, distinguendola dalla ragionevole, logica, geometrica, abbia una proprietà universale, e sia da tutti più o meno facilmente appresa (almeno dentro una stessa categoria di nazioni e di tempi), e come per conseguenza la semplicissima e naturalissima (sebbene perciò appunto figuratissima) struttura della lingua greca, dovesse facilitare la di lei universalità; si può vedere in questo, che le scritture le più facili in qualunque lingua per noi nuova o poco nota, sono quasi sempre e generalmente [2113]le più antiche e primitive, e quelle al cui tempo, la lingua o si veniva formando, e non era ancor pienamente formata, o non peranche era incominciata a formare.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913