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      In ogni modo è costante presso il più sciocco etimologo che le terminazioni non vanno calcolate, ed è chiaro che le sole radicali di nihilum, i, o, ec. sono nihil; di hilum, hil. E di questo secondo, la cosa è tanto più manifesta, quanto che abbiamo appunto da esso, nihil, e nil, senza la terminazione declinabile.
      Eccoci dunque con questo hil nudo e manifesto nelle mani, e se attenderete alle [2311]cose dette di sopra, e se avrete niente di spirito filosofico, vedrete quanto sia naturale e probabile che siccome ne homo cioè nemo, vuol dire nessuna persona, così ne hil cioè nihil volesse dire primitivamente nessuna materia, cioè nessuna cosa (v. p.2309. mezzo, e i miei vari pensieri sulla necessaria e somma materialità di tutte le primitive lingue, e di tutte le primitive idee umane, anzi non pur delle primitive, ma di tutte le idee madri ed elementari); ovvero non materia, non cosa, cioè, insomma, e formalmente ed espressamente, nulla. (Così i greci ????? neque unum ec. non quidquam ???????((((??(((( ec.)
      Non vi par ella naturalissima questa etimologia? Non vi par dunque probabilissimo che l'antico e quasi ignoto hilum volesse dir materia, e fosse tutt'una radice con ??? e silva adoprata pur essa in senso di materia? Non è chiaro che l'um in hilum non è radicale, ma declinabile ec. e per conseguenza la radice è solamente hil, massime che da hilum abbiamo nihil e nil, parole inverisimili, [2312]e strane e mostruose se fossero un'apocope ec.? Non abbiamo dunque probabilmente trovato in realtà nell'antichissimo latino la semplicissima radice di silva? di ???, ec.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913