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      Insomma i bisogni che l'uomo si è fabbricati, anche i più semplici, rurali, ed universali, e propri anche della gente più volgare e men guasta, si contraddicono, si nocciono scambievolmente; e la cura dell'uomo non dev'esser solo di procacciare il necessario a questi bisogni con infiniti ostacoli, ma nel provvedere all'uno guardare assai, perchè quella provvisione nuoce ad un altro bisogno ec. E pure è certo che più facilmente potremo annoverar le arene del mare di quello che trovare una sola contraddizione in qualunque di quelle cose che la natura ha veramente e manifestamente resa necessaria, o destinata all'uso si dell'uomo, come di qualunque animale, vegetabile ec.
      (8. Gen. 1822.). V. p.2389.
     
      Alla p.2019. marg. Così da metus us, metuere. Actuar (da actus us) per ridurre ad atto o mettere in atto dicono gli spagnuoli. V. attuare nella Crusca, [2339]actuare nel Ducange.
      La cagione poi per cui dalle voci della quarta congiugazione si facevano i verbi in uare (o uere ec.) e non in are semplicemente come da quelli della seconda, io credo che fosse questa, che le dette voci anticamente e propriamente terminassero in uus, giacchè anche oggi, almeno nel genitivo singolare, o ne' nominativi e accusativi plurali, si suole scrivere metûs, fluctûs, actûs ec. col circonflesso. V. i gramatici, e gli eruditi. Infatti contro il costume della lettera u, nella prosodia latina, essa lettera è lunga nella desinenza del genitivo e ablativo singolare, nominativo e accusativo plurale della quarta declinazione.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913

   





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