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      Tanto che, riuscendo sempre le dette voci e maniere, inelegantissime nella prosa, che pur è obbligata a minor eleganza, nella poesia riescono stomachevoli, e la cambiano affatto di poesia in cattiva prosa, onde osserva il Perticari (De' 300isti), sebbene non con tutta verità, che il barbarismo insignorito delle prose italiane, pur non mise piede nelle poesie, come non ci potesse esser poesia con barbarismi. E questo perchè? essendo il pellegrino così proprio della poesia, ch'ella non ne può far senza? Perchè, torno a dire, se non perchè tali voci e frasi ec. forestiere, sono appunto le più volgari, giornaliere, correnti, usuali voci e maniere della nostra favella presente? e quindi distruttive del pellegrino? e se nuove nella scrittura o nella poesia, non [2520]nuove, anzi vecchie nell'uso volgare del discorso, e quindi distruttive della novità ch'è l'uno de' principali pregi della lingua poetica? Laonde oggi sono eleganti le poesie scritte nella pura lingua italiana, e spesso anche in quella che una volta fu poco meno che trivialissima. Non per altro se non perchè quanto più sono italiane, tanto più dette poesie ci riescono pellegrine.
      Concludo che il barbarismo è distruttivo dell'eleganza, sì della prosa, e sì massimamente della poesia (alla quale più si richiede il pellegrino), non come pellegrino, nè come semplicemente forestiero, e contrario alla purità (ch'è un nome astratto, e sempre variabile nella sua sostanza); ma per lo contrario, come distruttivo del pellegrino, e del nuovo, come volgare, come triviale, come quello che forma la parte più moderna, e quindi più corrente e ordinaria della favella.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Prima
di Giacomo Leopardi
pagine 1913

   





Perticari