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      96. (antepenultima delle Lezioni). nota a.
      (25. Maggio. Domenica della SS. Trinità. 1823.)
     
      I pedanti che oggi ci contrastano la facoltà di arricchir la lingua, pigliano per pretesto ch'essa è già perfetta. Ma lo stesso contrasto facevano nei cinquecento quand'essa si stava perfezionando, [2724]anzi nel momento ch'ella cominciavasi a perfezionare, come fece il Bembo, il quale volea che questo cominciamento fosse il toglierle la facoltà di crescer mai più, e 'l ristringerla al solo Petrarca e al solo Boccaccio. Lo stesso contrasto fecero al tempo di Cicerone e d'Orazio, cioè nel secolo d'oro della lingua latina, nel quale ella si perfezionava, e fino al quale non fu certamente perfetta. Ma la pedanteria nasce presto, e gli uomini impotenti presto, anzi subito credono e vogliono che sia perfetto e che non si possa nè si debba oltrepassare nè accrescere quel tanto, più o manco, di buono ch'è stato fatto, per dispensarsi dall'oltrepassarlo ed accrescerlo, e perch'essi non si sentono capaci di farlo. (25. Maggio 1823.). E come pochissimo ci vuole a superare l'abilità degli uomini da nulla, così pochissimo artifizio, e pochissima bontà basta a fare ch'essi la credano insuperabile, qual è veramente per loro, ancorchè piccolissima. Oltre che [2725]al loro scarso e torto giudizio spesso e in buona fede il mediocre pare ottimo, e l'ottimo mediocre, e il cattivo buono, e al contrario.
      (27. Maggio. 1823.)
     
      Per quanto voglia farsi, non si speri mai che le opere degli scienziati si scrivano in bella lingua, elegantemente e in buono stile (con arte di stile). Chiunque si è veramente formato un buono stile, sa che immensa fatica gli è costato l'acquisto di quest'abitudine, quanti anni spesi unicamente in questo studio, quante riflessioni profonde, quanto esercizio dedicato unicamente a ciò, quanti confronti, quante letture destinate a questo solo fine, quanti tentativi inutili, e come solamente a poco a poco dopo lunghissimi travagli, e lunghissima assuefazione gli sia finalmente riuscito di possedere il vero sensorio del bello scrivere, la scienza di tutte le minutissime parti e cagioni di esso, e finalmente l'arte di mettere in opera esso stesso quello che non senza molta difficoltà [2726]è giunto a riconoscere e sentire ne' grandi maestri, arte difficilissima ad acquistare, e che non viene già dietro per nessun modo da se alla scienza dello stile; bensì la suppone, e perfettissima, ma questa scienza può stare e sta spessissimo senza l'arte.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Seconda
di Giacomo Leopardi
pagine 1555

   





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