Pagina (372/1555)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ed infatti nuove melodie, [3220]che tali sieno per gl'intendenti e rispetto all'arte, non sono in verità punto rare, nè difficili a inventarsi, e di esse si compone la massima parte di qualsivoglia opera musicale, non solo antica e classica, ma moderna italiana eziandio, benchè le moderne italiane abbiano, come ho detto, più melodia popolare che le antiche e straniere; cioè maggiormente seguano le assuefazioni de' nostri orecchi, ed un più gran numero delle loro melodie contraffacciano o imitino, o in tutto o in qualche parte o nel motivo somiglino le successioni di tuoni e note, a cui sono assuefatti generalmente gli uditori. E in verità, se non fosse la memoria, che anche involontariamente e inavvertitamente subentra a pigliar parte nella composizione, più difficile sarebbe forse al compositore l'abbattersi a trovar melodie non popolari già da altri trovate, che non il trovarne delle nuove, conformi alle regole musicali.
      Certo è che la principale, anzi la vera arte degl'inventori di musica, e il vero, proprio musicale, e grande effetto delle loro invenzioni, allora solo si manifesta ed ha luogo quando le loro melodie son tali che il popolo e generalmente tutti gli uditori ne sieno colpiti e maravigliati come di [3221]melodia nuova, e nel tempo medesimo, per essere in verità assuefatti a quelle tali succcessioni di tuoni, sentano al primo tratto ch'ella è melodia. Il qual effetto, proprio, anzi solo proprio della vera vera musica, e solo grande, solo vivo, solo universale, non altrimenti si ottiene che coll'adornare, abbellire, giudiziosamente e fino al debito segno variare, nobilitare per dir così, nuovamente fra loro congiungere e disporre, presentare sotto un nuovo aspetto le melodie assolutamente e formalmente popolari, e tolte dal volgo, e le varie e sparse forme di successioni di note, che gli orecchi generalmente conoscono, e vi sono assuefatti.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Seconda
di Giacomo Leopardi
pagine 1555