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      ), innobilis, innarus, innavus (che sarebbero come innocens, innumerus, innobilitatus) ec. ec.182 (p.3695.) corrisponde all'uso della pronunzia spagnuola che suol mutare in gn il doppio n delle parole latine o qualunque (come año, caña per canna ec.), e che generalmente [3755]rappresenta il suo gn col carattere ñ che è il segno di un doppio n. (Se però i latini pronunziavano ig-navus ec. come a p.2657., l'uso spagnuolo di dir agno per annus ec. non ha che far niente col lat. ig-navus per innavus. Tuttavia può pur avervi che fare, in quanto anche appo gli spagnuoli quell'año ha sempre una pronunzia di g).
      Del resto non solo nel concorso delle due n, ma anche fuor di questo caso, i latini usavano di preporre o frapporre avanti la n il g. Come in prognatus per pronatus (che anche si trova), adgnascor per adnascor, adgnatus per adnatus ec. (i quali perciò dimostrano un semplice gnascor), e in gnarus, gnavus, gnavo, gnosco, gnobilis ec. (sicchè forse ignarus ec. non sono per innarus ec. ma più probabilmente per i-gnarus, i-gnavus ec. cioè per ingnavus, ingnarus ec.). Onde resta fermo quel ch'io [ho] detto p.3695. che i latini usavano, come gli Eoli, il g veramente protatico (perchè anche in pro-gnatus per pro-natus, in i-gnobilis per in-nobilis ec. ei viene a esser protatico.). E quest'uso ancora [3756]avrebbe qualche corrispondenza coll'uso spagnuolo di mutare alle volte, se non erro, anche l'n semplice delle voci latine ec. in ñ.
      (22. Ott. 1823.)
     
      Prolicio, prolecto as ec. Aggiungansi alle cose dette nella mia teoria de' continuativi (sul principio) circa i verbi allicio, allecto ec.


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Zibaldone. Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
Parte Seconda
di Giacomo Leopardi
pagine 1555

   





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