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      Solo mi pare che l’arte non debba affogare la natura e quell’andare per gradi e voler prima essere buon prosatore e poi poeta, mi par che sia contro la natura la quale anzi prima ti fa poeta e poi col raffreddarsi dell’età ti concede la maturità e posatezza necessaria alla prosa. Non dona Ella niente niente a quella mens divinior di Orazio? Se sì, come vuole ch’ella stia nascosta e che chi l’ha non se n’accorga nel fervor degli anni alla vista della natura, alla lettura dei poeti? e accortosene com’è possibile che dubiti e metta tempo in mezzo e voglia primadivenire buon prosatore, e poi tentare com’Ella dice, quasi con incertezza e paura, la poesia ? O vuol Ella che quella mente divina sia una favola o se ne sia perduta la razza ? e quale è dunque il vero poeta? Chi ha studiato più? E perché non tutti che hanno studiato ed hanno un grande ingegno sono poeti ? Non credo che si possa citare esempio di vero poeta il quale non abbia cominciato a poetare da giovanetto; né che molti poeti si possano addurre i quali siano giunti all’eccellenza, anche nella prosa, e in questi pochissimi, mi par di vedere che prima sono stati poeti e poi prosatori. E in fatti a me parea che quanto alle parole e alla lingua, fosse più difficile assai il conservare quella proprietà senza affettazione e con piena scioltezza e disinvoltura nella prosa che nel verso, perché nella prosa l’affettazione e lo stento si vedono (dirò alla fiorentina) come un bufalo nella neve, e nella poesia non così facilmente, primo, perché moltissime cose sono affettazioni e stiracchiature nella prosa, e nella poesia no, e pochissime che nella prosa nol sono, lo sono in poesia, secondo, perché anche quelle che in poesia sono veramente affettazioni, dall’armonia e dal linguaggio poetico son celate facilmente, tanto che appena si travedono.


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Storia di un'anima
Memorie
di Giacomo Leopardi
pagine 156

   





Orazio