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      Ma mi mancavan tante cose che hanno i pesci, che, pensandoci sopra, dovetti lasciare l'impresa di risolvere questo scientificamente. Mi proposi invece di inventare una soluzione qualunque, e di tessere una favola nella quale un pesce verrebbe a narrarci la sua storia morale ed intellettuale, e molte cose ci direbbe sulle idee che esso ha intorno all'acqua, alla terra ed al cielo; ci direbbe che esso non ha alcuna idea dell'aria, come noi non abbiamo alcuna idea di quell'etere che riempie gli spazii planetari, ed al quale i fisici attribuiscono la trasmissione della luce ed una certa influenza sui movimenti dei corpi celesti.
      Ahimè! Di questo progetto avvenne come di tanti altri che ho fatto e che farò!
      Ma lasciando stare i pesci ed i miei progetti, torniamo ad esaminare quelle sensazioni che svelano a noi, bipedi implumi, suprema fattura del Creatore, la esistenza di quest'aria dentro cui gli è piaciuto farci nuotare. Abbiam già veduto che gli effetti dell'aria sui quattro sensi, vista, udito, odorato e gusto, non ci avrebbero fatto neppur sospettare dell'esistenza sua. Non ci resta ad esaminare che l'effetto dell'aria sul tatto: giacchè, secondo quello che si dice generalmente, non abbiamo che cinque sensi.
      Sia l'aria tranquilla, e noi in riposo: allora benchè l'aria sia in contatto con tutta l'esterna superficie del nostro corpo, e colla superficie delle nostre cavità, come la bocca, la cavità nasale, e le loro continuazioni; benchè quest'aria ci prema col peso di circa 103 chilogrammi per ogni decimetro quadrato della nostra superficie, nondimeno noi non siamo avvertiti dell'esistenza di quest'aria e degli effetti continui che produce sopra di noi.


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L'aria
di Michele Lessona
Tipogr. Sebastiano Franco Torino0
1864 pagine 102

   





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